La lezione dell’Italbasket

Diciamoci la verità: nessuno, dal primo all’ultimo, da Flavio Tranquillo a Stefano Michelini,  da Phil Jackson a Mike Fratello, nessuno, dicevo, avrebbe mai pensato di vedere un’Italbasket così. Ma da quel 4 settembre chiunque si è dovuto ricredere, perché tutto da quel momento è cambiato.

La grinta di Cinciarini, Datome e Cusin, tre pilastri di questo Europeo.

La grinta di Cinciarini, Datome e Cusin, tre pilastri di questo Europeo.

Immagino quanti quel giorno abbiano acceso la televisione convinti di vedere una squadra sia sul piano tecnico che fisico, sottomessa dagli avversari. La maggior parte di noi, ammettiamolo, aveva già dato per spacciata la propria nazionale, complici soprattutto quei maledetti infortuni che ci hanno falciato praticamente un intero quintetto base ancor prima di approdare in Slovenia. Invece, da quel 4 settembre, lo ripeto, tutto è cambiato. Minuto dopo minuto i ragazzi rimanevano in campo, macinavano, giocavano con una freddezza degna del più pericoloso serial killer, aspettando il momento giusto per infliggere un ulteriore colpo agli avversari. E noi, semplici spettatori di uno spettacolo sempre più commovente, da quel 4 settembre non ci siamo più alzati dal nostro divano. Era iniziato il nostro Eurobasket.

Sono state tre settimane vissute con il batticuore. Tre settimane in cui abbiamo saputo apprezzare qualsiasi cosa la nostra squadra faceva. Per tre settimane ci siamo sentiti parte di quel gruppo esclusivo chiamato I Cagnacci. Tre settimane vissute ad urlare davanti ad un televisore che forse di basket ora non ne vorrà più sapere. Tre settimane che ci hanno permesso di riavvicinarci ad uno sport che in Italia stava cadendo sempre più in basso, vuoi per la crisi economica, vuoi per la mancanza di un vero progetto a livello di federazione.

L'Italia di basket, unita anche dopo l'ultima sconfitta.

L’Italia di basket, unita anche dopo l’ultima sconfitta.

Ora, questi ragazzi ci hanno dato una lezione che dovremo ricordare per sempre. Non importa se non riusciamo a partecipare ai mondiali. Non importa se perdiamo tre partite consecutive e tutte decisive per il nostro futuro. Non importa se prendiamo sei stoppate consecutive da Viacheslav Kravtsov. Quello che conta è la determinazione con la quale si scende in campo. Quello che conta è avere il cuore, la grinta e la voglia di vincere da esprimere su ogni pallone vagante, su ogni cambio difensivo effettuato, su ogni rimbalzo strappato con i denti ai centri avversari che dominano sotto canestro.

Questi ragazzi ci hanno riportato l’entusiasmo verso lo sport più bello del mondo. Questo, dobbiamo ammetterlo, è l’unica cosa che conta. E ora, mettiamolo in pratica.

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