Cose che non si possono accettare

Ore 15.30. Aspetto una persona a cui devo dare un passaggio, ma questa arriva con un ritardo di mezz’ora. Lo posso accettare.

Ore 16.05. Una volta accompagnata la suddetta persona dove desiderava, mi reco in posta per pagare il canone Rai. Attendo 15 minuti. Lo posso accettare. Attendo 30 minuti. Lo posso accettare. Attendo 60 minuti. Non lo posso accettare.

Ore 17.10. Mi reco in tabacchino dove oltre al canone Rai pago anche il bollo per l’auto. Tanti soldi, ma lo posso accettare.

Ore 17.15. La mia auto è in riserva e rischio di rimanere a piedi. Vado a fare benzina ma una signora davanti a me sta raccontando la storia della sua vita al benzinaio. Attendo altri 10 minuti. Li posso, faticosamente, accettare.

Ore 17.30: arrivo finalmente in ufficio per continuare il mio lavoro. Schiaccio l’interruttore, ma in quel preciso momento, salta la luce. Calma. Respiro. Non lo dovrei accettare, ma ho capito qual è l’andazzo. Vado dunque a correggere il salva vita e, finalmente, dopo ben due ore di attesa riesco a sedermi davanti al mio computer. Sono le 17.35.

no+_793daf606e30c90c139017e47700199fAccendo il computer, ma immediatamente noto qualcosa che non va, ancora una volta. Il wi-fi non funziona. Calma. Respiro.

Mi alzo, spengo e riaccendo il modem. Niente. Spengo e riaccendo il modem. Niente.

Spengo. Riaccendo. Il. Modem. Niente.

No, questo non lo posso proprio accettare.

Chiamiamola Shoah, non Olocausto

url-1Il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria, da nove anni dedicata a tutte le vittime dello stragismo nazista, il quale portò  alla morte sei milioni di ebrei, circa due milioni di rom e sinti, e migliaia di omosessuali e disabili, la maggior parte dei quali morti nei campi di concentramento e di sterminio.

Molto spesso, a questa giornata viene affiancato il termine Olocausto, termine forse non del tutto appropriato. La parola “olocausto“, infatti, ha un significato più religioso, che ha poco a che fare con quello accaduto ai milioni di deportati. Il significato, soprattutto per gli stessi ebrei, è “sacrificio” e come possiamo ben intendere non sarebbe del tutto corretto utilizzarlo per descrivere quell’azione spietata avvenuta prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

Quanto compiuto dai Nazisti non fu infatti un “sacrificio”, bensì un genocidio. Nessuno fu sacrificato per un bene o un fine più alto, ma tutte quelle persone furono semplicemente sterminate. Per questo sarebbe più corretto utilizzare il termine Shoah, che significa più propriamente “catastrofe, distruzione“. Per il resto, continuiamo a ricordare. Ne abbiamo sempre più bisogno.

Tre mash-up da paura

Rock_the_casbahDa qualche tempo a questa parte mi sto incuriosendo al mondo del mash-up. Per i neofiti di questo mondo spiego in maniera molto semplice di cosa si tratta: si prendono due tracce di due canzoni diverse, una vocale e una strumentale, e le si mette insieme. Certo, i dj più bravi riescono ad inserirne anche dieci diverse, ma il meccanismo è quello.

Per farlo ci vuole sicuramente una grande predisposizione all’ascolto: capire cioè quali canzoni possono funzionare avendo più o meno lo stesso tempo e le stesse note. Non è sicuramente un lavoro semplice, ma se fatto bene è decisamente efficace.

Qui vi voglio postare tre mash-up che mi hanno conquistato fin dal primo ascolto. Tre mash-up da paura, appunto. Senza togliere nulla alle tracce originali, cominciamo con il primo pezzo: l’autore si fa chiamare Dj Moule e piazza nello stesso pacchetto Aerosmith, Red Hot Chili Peppers, Chemical Brothers e chissà cos’altro. Un consiglio: alzate il volume.

Vi siete scatenati? Tranquilli, lo continuerete a fare se ascoltate anche il secondo pezzo, di una potenza secondo me inaudita. James Brown + Led Zeppelin, un mix veramente letale.

Per chiudere in bellezza propongo l’immensa voce di Stevie Wonder sulle basi di Rock The Casbah, pezzo travolgente dei Clash, una delle mie band preferite. Nessuna esclusione di colpi, ragazzi. Scatenatevi e spargete la voce.