Cinque dischi che hanno 20 anni

Vinile-a17915718Vent’anni fa era il 1994, un anno interessante da molti punti di vista: è l’anno del suicidio di Kurt Cobain, ma anche della discesa in campo di Silvio Berlusconi; è l’anno dei Mondiali di Calcio negli Stati Uniti (sì, quelli del rigore sbagliato da Baggio), ma anche della rinuncia da parte della Norvegia di entrare nell’Unione Europea. Il 1994 è tutto questo e molto di più. Anche perché quell’anno uscirono numerosi dischi musicali che avrebbero influenzato tutta la musica a venire. Qui ve ne propongo cinque.

Parklife – Blur. È l’album che ha portato alla ribalta il brit-pop a livello internazionale e che da quel momento avrebbe messo a confronto la band di Damon Albarn con i rivali Oasis. Un disco energico, con qualche rimando agli anni ’60, ma con un lungimirante sguardo al futuro. Girls and Boys, End Of A Century, To The End e This Is A Low sono ancora degli ottimi cavalli di battaglia.

Smash – The Offspring. In molti sosterranno che il disco da inserire in questa speciale playlist sarebbe Dookie dei Green Day, ma il terzo lavoro degli Offspring ha il pregio di avere una sfrontatezza e un’energia poco paragonabili. Vendette milioni di copie in tutto il mondo e portò alla ribalta una nuova generazione di adolescenti che fecero del punk la propria filosofia di vita. E poi, tra le varie canzoni c’è pure What Happened To You, incalzante pezzo dal ritmo ska. Cosa volete di più?

MTV Unplugged In New York – Nirvana. È il primo album postumo dei Nirvana. Kurt Cobain, lo abbiamo ribadito sopra, si era suicidato il 5 aprile e per la band di Seattle non rimase altro che rimpiangere il proprio leader. In questo concerto acustico registrato negli studi di Mtv, si intuisce quanta sensibilità potesse esprimere Cobain e soprattutto quale strada avrebbe potuto intraprendere se fosse rimasto in vita. Immortale la performance di All Apologies.

Protection – Massive Attack. Il gruppo britannico, in mezzo allo strapotere del Grunge del momento, riuscì sempre a farsi notare fin dal suo primo lavoro ufficiale: Blue Lines. Con Protection andarono a fondo di quello che poi venne definito il trip-hop, costruendo un’opera quasi interamente strumentale. La title track è la classica eccezione che con la voce di Tracey Thorn  risulta emozionante fin dal primo ascolto.

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p style=”text-align:justify;”>Vitalogy – Pearl Jam. Parlavamo del Grunge e quindi ecco qui un altro album dedicato al genere che ha infiammato i primi anni ’90. Eddie Vedder e compagni c’azzeccarono ancora una volta, con un lavoro a metà tra la rabbia e la riflessione. L’inizio è travolgente: Last Exit e Spin The Black Circle (dedicata al Vinile) hanno un impatto devastante sull’ascoltatore, mentre è con Nothingman e Better Man che i Pearl Jam dimostrano nuovamente le loro capacità melodiche. Vitalogy fu premiato con 5 dischi di platino. Provare per credere.

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