10 motivi sulla vittoria di Renzi

“Con me il Partito Democratico arriva al 40%”. Matteo Renzi lo aveva predetto già ancor prima di diventare segretario e premier poi. Detto e fatto. Il PD, dopo le elezioni europee del 25 maggio 2014, è infatti il primo partito a raggiungere (e superare) tale soglia dagli anni ’50, cioè quello che fu il periodo d’oro della Democrazia Cristiana.

Quelle appena concluse erano elezioni europee, certo, ma il fatto che la campagna elettorale sia stata condotta quasi esclusivamente su temi nazionali lascia pochi dubbi: il PD è legittimato a governare e Matteo Renzi ne è l’unico artefice. Vediamo alcuni motivi (ma probabilmente ce ne sono molti altri).

Le misure simbolo e a breve termine

  1. 80 € – È un periodo di crisi dove la maggior parte degli italiani stenta ad arrivare a fine mese. Una misura semplice, concreta e immediatamente visibile fa molta più breccia in periodi come questi dove si pensa a come sopravvivere oggi e non a vivere domani. La proposta di Renzi è stata efficace in questo senso per incentivare il consenso verso il suo partito. Lo aveva confessato lui stesso che si trattava di una manovra a scopo elettorale, dispiacendosi che gli 80€ non sarebbero arrivati prima del giorno delle elezioni. Così è stato, così come era stato fatto da Berlusconi con l’Ici. Che lo si voglia o no, un po’ di soldi in più in busta paga in questo periodo fanno la differenza, almeno psicologicamente.

2. Auto blu – Una misura simbolo, come lo sono state altre, ad esempio quelle sul tetto di stipendi dei manager. L’eccezionalità del periodo in questione gioca anche qui un ruolo determinante. La vendita delle auto blu non è stato di certo fondamentale per risollevare i conti dello Stato, né tanto meno la soluzione per trovare nuovi soldi per combattere la crisi economica. Ma nel momento in cui si mostra un tentativo in questo senso, agendo su un aspetto simbolo del potere criticato e rinnegato, ciò funziona dal punto di vista dell’immagine e conseguentemente del consenso politico.

  1. Le donne – Le quote rosa nel governo e i capolista tutti al femminile alle elezioni europee sono un altro esempio di come Renzi punti ai segnali forti inviati direttamente alla popolazione. Con questa in particolare il premier ha fatto breccia nell’elettorato femminile dimostrando di dargli importanza nel concreto.

Si tratta di misure a breve termine che portano sì dei risultati ma utili soprattutto ai fini elettorali. Nel lungo periodo Renzi dovrà dimostrare ben altro, ma con la consapevolezza che ogni misura con effetti negativi sul breve (nuove tasse?) potrebbe portare un ulteriore ribaltamento del risultato elettorale.

La debolezza degli avversari

  1. Berlusconi – Il fatto di essere stato condannato in via definitiva per evasione fiscale deve avere inciso sulla credibilità del leader politico indiscusso a livello nazionale degli anni ’90 e 2000. I suoi lo stanno abbandonando piano piano e pure il suo elettorato. Berlusconi è stanco, come lo è stata anche la sua campagna elettorale, rivolta più a una popolazione anziana che a un paese in attesa di cambiamento. Raggiungere il 16% quando l’ambizione era di arrivare al 25 non fa altro che confermare il declino inevitabile di una persona interdetta dagli uffici pubblici e condannata ai servizi sociali.

  2. Grillo – Urla, insulti e tribunali popolari non hanno favorito la crescita del Movimento 5 Stelle, convinto fino a poche ore fa di vincere le elezioni europee e di ribaltare il Parlamento italiano. Il M5S ha avuto un anno per dimostrare la sua valenza stando all’opposizione, ma allo stesso tempo la sua strategia si è più volte limitata al tirarsi fuori da qualsiasi decisione per poi gridare al complotto e all’inciucio. Questo ha forse consolidato lo zoccolo duro del movimento (raggiungere il 21% è comunque un risultato rilevante), ma non ha più incuriosito, non ha più dato speranza a chi attende un cambiamento per il proprio paese.

  3. Nuovo Centro Destra – Angelino Alfano dovrà rivedere i suoi piani, perché ha dimostrato di non avere praticamente alcun seguito. Rimane al governo, entra per un soffio in Europa (ha preso il 4,38%), ma risulta molto debole dal punto di vista politico. Rispetto a Renzi non c’è paragone. Gli italiani non ci credono, anche perché le proposte fin qui enunciate dal NCD sono praticamente inesistenti.

  4. L’altra Europa con Tsipras. Doveva essere la risposta della “vera sinistra”, quella della società civile volenterosa di mettersi in gioco. Così non è stato. Forse lo spazio in campagna elettorale non è stato lo stesso rispetto ai tre maggiori partiti nazionali, ma allo stesso tempo è mancata la credibilità di una figura che ben rappresentasse gli interessi degli italiani. Bene o male, avere un leader riconosciuto è una carta vincente. Tsipras può andare bene in Grecia, in Italia bisogna lavorarci sopra.

Lo scenario politico e sociale

  1. Italia paese moderato – Il nostro paese ha una lunga storia moderata. Se si vanno a scorrere i risultati elettorali dal 1948 in poi, non c’è mai stata una maggioranza con partiti estremisti o considerati tali. La Democrazia Cristiana per decenni è stato il primo partito, il Partito Comunista Italiano l’ha sempre seguita. Solo nella seconda metà degli anni ’70 c’era stato un avvicinamento tra le due compagini politiche, ma non ci fu mai un rovesciamento. Renzi, pur promettendo grandi cambiamenti, non è di certo un estremista, anzi. E l’Italia che lo vota (per ora) lo apprezza anche per questo.

  2. Un nuovo cambiamento sarebbe stato distruttivo – Se avesse vinto Grillo l’attuale assetto politico si sarebbe sfaldato, poiché il M5S avrebbe potuto utilizzare il risultato elettorale per far cadere il governo e tornare alle elezioni. A quel punto nessuno può prevedere cosa sarebbe potuto accadere, ma di certo non ci sarebbe stata più continuità nell’operato degli ultimi tre mesi. Sarebbe ricominciato tutto daccapo e si sarebbe perso ulteriore tempo. Alcuni italiani potrebbero avere ragionato anche in questo modo, prima di andare a votare.

  3. Parlamento contro – Il governo di Renzi rimane lo stesso, come rimane uguale la composizione del Parlamento italiano. Dal punto di vista dei numeri non cambia nulla. Per andare avanti nelle riforme il premier necessita dell’appoggio del NCD e per le riforme costituzionali di FI. Allo stesso tempo però può utilizzare questa debolezza come un’arma a doppio taglio: io propongo le riforme, loro non me le approvano, la responsabilità è loro se il governo cade. Una strategia che nel bene o nel male Renzi ha già cominciato a utilizzare, ma che potrà tornare utile anche nei prossimi mesi.

Considerazione finale

I risultati delle europee non possono però essere definiti una svolta a sinistra. Il Partito Democratico non può credere di essere stato impeccabile nella campagna elettorale né tantomeno di aver convinto la popolazione italiana ad avvicinarsi ai propri valori. Prima di tutto perché il merito va quasi esclusivamente alla capacità di leadership e di infondere speranza di Renzi, e dall’altra per via del grande vuoto che si è formato a destra. A votare sono andati il 57,22%. Un risultato buono se confrontato con il resto d’Europa, ma la grande astensione evidenzia un elevato numero di persone che potenzialmente voterebbero per qualcun altro.

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Quello non è calcio e probabilmente non lo sarà per molto tempo

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Ho seguito le vicende precedenti al fischio d’inizio di Fiorentina Napoli fino ad ora. Adesso che inizia spengo il televisore. Indignato, schifato.

Non è giusto ciò a cui abbiamo assistito, al di là del fatto che si giochi o meno.

Si gioca perché altrimenti quei pazzi che sono allo stadio avrebbero combinato un casino ancora maggiore. Ma tutto ciò non cancellerà quello che ho visto.

L’inno nazionale suonato e cantato (e tanto fischiato) dopo scontri, feriti (di cui uno grave) e bombe carta come se nulla fosse accaduto, rimane una rappresentazione finale disdicevole e paradossale della nostra gente e di uno sport che non riesce mai a insegnare qualcosa.

Lo sport è filosofia di vita, e il calcio ne fa parte ampiamente. Quello di oggi invece era un’altra cosa. E probabilmente continuerà ad esserlo per molto tempo.