Quando muore una persona

Im-StradaPochi giorni fa stavo pedalando sulla mia bicicletta verso casa dopo una lunga giornata di impegni e appuntamenti. Stavo percorrendo la solita strada, Viale Venezia, quel viale alberato che collega il centro storico di Udine con la zona più residenziale a ovest della città.

Pedalando mi capita spesso di pensare e di soffermarmi su alcuni particolari. Mi capita di pensare in generale, ma in bicicletta mi viene particolarmente bene. Al movimento delle gambe corrisponde un flusso continuo all’interno del cervello che elabora informazioni, li ripesca da situazioni precedenti e ne crea di nuove, alcune immaginarie altre più realistiche.

Nella mia testa si producono anche pensieri negativi, come quelli riferiti alla morte, ad esempio. La morte è la compagna più fedele che abbiamo. Prima o poi arriva e nessuno può farci nulla. E pertanto ci penso spesso.

Quel giorno stavo pedalando e pensavo alla morte, ma non in generale bensì alla morte dovuta a un fatto accidentale. Mi chiedevo come dev’essere un impatto mortale, quale sensazione si può provare nel momento in cui accade. Tremenda, violenta, travolgente. Ce ne sono di aggettivi per descrivere tale situazione. I giornali, oltretutto, ne fanno un uso spropositato, soprattutto quelli italiani: shock, tragedia, agghiacciante, dolore tremendo ecc.

Allo stesso tempo mi chiedevo cosa può provare una persona a cui viene mancare un proprio amico in una situazione così drammatica. Ci si può aspettare un urlo (agghiacciante sì, pure in questo caso), la disperazione su un volto, lo strazio palpabile nelle mani e negli occhi di una persona.

Ci si può aspettare poi un’atmosfera triste e struggente attorno alla scena della vicenda, come in un film ad esempio. La colonna sonora spesso enfatizza ciò che accade e rende il tutto più commovente, più forte e più vicino alla persona che osserva da fuori. Il film rende la morte importante.

Tuttavia, continuando a pedalare, ho pensato anche a questo: immaginatevi se qualcuno osservasse la scena dall’alto, con la consapevolezza che potrebbe solo e nient’altro che osservare. O, meglio: immaginatevi di essere un uccello e di volare sopra la strada sulla quale si sono appena scontrate due automobili provocando la morte di due persone. Ebbene, si sentirebbe solo un grande silenzio. Un botto della durata di una frazione di secondo e poi tutto tornerebbe come prima. Niente musica, niente commozione. Solo un enorme silenzio che avvolge tutto: gli alberi, i prati adiacenti la strada, la strada, le auto, i soccorsi, i corpi senza vita.

Quando muore una persona, eccetto per i suoi familiari, amici e conoscenti, non c’è nient’altro che il silenzio il quale purtroppo si traduce spesso con la parola indifferenza.

Ci penso ancora, ma continuo a pedalare.

 

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