Un week-end come si deve

Ci sono diversi modi per passare un buon fine settimana: in compagnia della propria ragazza, di alcune birre e di buoni amici, leggendo un libro in solitudine oppure facendo una camminata in montagna. Bene, se togliamo la prima opzione, siccome la mia ragazza è dall’altra parte del mondo, allora posso essere orgoglioso di averle vissute tutte e in un modo o nell’altro di ritenermi soddisfatto.

Innanzitutto venerdì sera io e la mia band (per chi non ci conoscesse ci chiamiamo FUMetti skazzATI, facciamo ska/reggae e abbiamo già conquistato metà Europa con il nostro sound impeccabile) dovevamo aprire il concerto dei Vallanzaska, uno dei gruppi storici del panorama ska italiano. In poche parole, dovevamo suonare prima dei nostri idoli e ci stavamo cagando letteralmente sotto (anche perché forse il loro sound è un po’ più impeccabile del nostro).

Eravamo all’Over The Noise di Villanova, una frazione di San Daniele, patria del prosciutto crudo. Il palco si trovava al centro del Parco divertimenti al Tagliamento, un’ottima zona per dimenticare gli screzi della settimana e tornare in pace con se stessi, con la musica e con la natura.

Abbiamo suonato bene, ci han detto. Abbiamo fatto ballare anche chi non ci conosceva e abbiamo passato la serata con i Vallanzaska, prima e dopo il loro concerto. Sudati, alterati, felici. Avevamo coronato il nostro sogno e lo avevamo ottenuto solo con il desiderio di costruire qualcosa insieme. Ma più di tutto è stato emozionante ritrovare vecchi amici che da Venezia, Belluno e Pordenone erano sotto il palco, ancora una volta pronti a supportarci in questa impresa.

1-DSC_0163Sabato invece la giornata è stata totalmente diversa. È piovuto per l’intero pomeriggio e un senso di malinconia ha invaso i miei pensieri e forse anche quelli di qualcun altro. Si trattava di una malinconia strana, che non aveva una causa ben precisa, pur essendo molto nitida e profonda. Questa sensazione si è poi amplificata sviluppando sentimenti diversi di paura, di amore, desiderio di viaggiare e di pensare, grazie alla lettura di un libro che in molti conosceranno: “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón, un romanzo ambientato a Barcellona e fatto di intrighi e misteri, ma dalla facile lettura.

Si pensa spesso alla solitudine come un’esperienza negativa. Quel pomeriggio invece non lo è stato per niente, anzi. Approfittare del tempo a disposizione e farlo proprio in compagnia di un buon libro rilassa il corpo e permette alla mente di poter riformulare pensieri nascosti che forse non ricordavamo più di avere. Devo confessare che mi è servito. Da troppo tempo non riuscivo a organizzare una giornata solo per me stesso, perché gli impegni e la fretta della settimana la stavano facendo da padrone. Grazie a quel sabato ho potuto recuperare.

Domenica infine sono andato a camminare in montagna assieme a un gruppo di amici. Ci siamo trovati a Tramonti di Sotto, località montana del pordenonese e da lì abbiamo raggiunto Palcoda, un villaggio abbandonato dal 1923 e rifugio partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale. È stata una buona camminata, grazie alla compagnia e al paesaggio che faceva da sfondo. Le dolomiti friulane infatti offrono molto dal punto di vista naturalistico. Abbiamo avuto la fortuna di individuare un camoscio e due serpenti: il primo di certo un orbettino, il secondo era decisamente troppo grosso e lungo per esserlo, ma a giudicare dalla lentezza dei movimenti dava l’impressione di essere in pace con se stesso.

Abbiamo poi proseguito raggiungendo un bivacco presso Tamar e poi siamo ridiscesi a valle. Tra pause e piccoli imprevisti 5 ore di cammino non ce li ha tolte nessuno. E soprattutto quel piacere di arrivare in cima e gustarsi degli ottimi panini ripieni di speck e formaggio non ha certamente eguali. Sì, è stata veramente un’ottima giornata.

Sulla strada del ritorno ripensavo ai momenti appena vissuti e mi sentivo sereno. Mentre ero assorto nelle mie rielaborazioni personali, a un certo punto sono passato a fianco al centro commerciale di Torreano di Martignacco, il Città Fiera. Ho buttato l’occhio verso il parcheggio che si distende sulla sinistra della tangenziale: era pieno. Non un solo posto libero, una distesa di mezzi di trasporto infinita.

Osservando quelle automobili stipate l’una di fianco all’altra ho sorriso un po’ amaramente, pensando alle centinaia di famiglie che decidono di passare coi propri figli una domenica in un posto del genere. Ci vuole una notevole forza di volontà, mi sono detto. Beati loro che riescono a divertirsi così. Io invece proprio non ce la faccio.