I quattro tormentoni della mia estate

Quando arriva l’estate si è soliti pensare a quale sarà la canzone che ci tormenterà ogni qualvolta accenderemo la radio, quando usciremo al bar con gli amici o quando saremo costretti a seguirne altri in discoteca, tra giugno e settembre. Tradizione vuole infatti che ci sia un brano volutamente ripetuto che segni in qualche modo la stagione estiva, quasi come una fotografia: al ricordo di un amore effimero o di una serata trascorsa in buona compagnia si associa spesso un brano rimasto impresso nella mente, perché ha il testo giusto, perché carico di adrenalina o più semplicemente perché orecchiabile.

Quest’anno devo dir la verità, pur ascoltando molto la radio credo di non aver afferrato alcuna canzone capace di ricevere la definizione di tormentone. Può darsi che i miei gusti radiofonici si distanzino molto da ciò che si reputa mainstream, per cui posso anche essere poco informato a riguardo, ma quest’anno rimango della mia idea: zero tormentoni.

Mi piacerebbe però condividere con voi quattro canzoni che negli ultimi due mesi hanno tormentato più che la mia persona l’intera mia famiglia. È più forte di me: quando un brano mi prende non posso fare altro che ascoltarlo fino allo sfinimento. Nel breve periodo più lo ascolto e più continua a piacermi, più lo ascolto e più trovo emozionante ciò che ogni strumento produce per conto suo: una linea di basso incalzante, un godurioso assolo di chitarra, una rullata in grado di farti capovolgere e un fiato che ti prende con sé per portarti verso territori ancora sconosciuti.

È assodato che i brani che scopro nel corso della mia esistenza siano spesso appartenenti a un’epoca ormai conclusa o al massimo di due – tre anni prima. Lo stesso vale per i libri: mi piace leggere autori del passato che abbiano già scritto la loro storia e che, in un modo o nell’altro, riescano ad essere ancora molto attuali. Tuttavia, in questo breve elenco che vado sotto a trascrivere cercherò di trovare il giusto compromesso tra ciò che è nuovo e ciò che per molti può sembrare ormai superato. In fondo, quanto conta l’età di una canzone se può comunque emozionare generazioni diverse?

1-DSC_00131. The Skints – Out My Mind Loro sono inglesi, di Londra precisamente. Sono un gruppo di amici formatosi nel 2005 quando andavano ancora al college e ora girano gran parte dell’Europa con il loro sound a metà tra la dance hall inglese, il rap, il punk e il rocksteady giamaicano. Questo brano è stato prodotto nel 2012 e si trova come bonus track nella nuova versione del loro ultimo album: Part & Parcel (recorded delivery). Le sonorità sono molto estive, il ritornello entra subito in testa e il testo rappato trascina l’ascoltatore fino alla fine. Semplice ma efficace.

2. R.E.M. – Moral Kiosk Una band che non ha di certo bisogno di presentazioni (forse loro un po’ mainstream lo sono, ma pazienza). Micheal Stipe e compagni sono al loro primo LP, si chiama Murmur (mormorio) e nell’anno della sua uscita (il 1983) viene definito dalla rivista Rolling Stone album dell’anno, superando un certo Thriller di Michael Jackson. Moral Kiosk è una delle mie preferite: l’atmosfera è cupa, malinconica e coinvolgente allo stesso tempo. E pazienza se Stipe ha confessato che molti testi di quel lavoro erano nonsense. Cliccate play e lasciatevi andare.

3. Jaya The Cat – Here Come The Drums Scoperti l’altro giorno, ma già entrati nel mio archivio musicale. Un punk rock ben suonato, con influenze ska e atmosfere da strada. La band ha origini americane ma vive ad Amsterdam. A giudicare dall’aspetto fisico dei componenti non sembra essere composta da dei giovincelli, ma quello che conta è esserlo dentro. Fanno parte della stessa etichetta degli Skints, la Bomber Music, e hanno pubblicato questa canzone nel 2012 (sì, va ascoltata a tutto volume).

4. Newtown Rocksteady – Something To Say Finisco da dove avevo iniziato: un po’ di reggae e un po’ di rocksteady, in ogni caso melodie da risveglio che ti ricordano che è estate nonostante piova ogni fottutissimo giorno. Immaginatevi di essere su un’amaca, con la vostra bibita ghiacciata, il mare là a due passi e i Newtown Rocksteady che vi accompagnano nella vostra meritata siesta pomeridiana. Se l’estate non viene da noi proviamo a ricrearla almeno nello spirito, no?

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