La seduzione della pallacanestro, la praticità del giornalismo

Provate a soffermarvi sulla parola “Basket“. Immediata. Diretta. Utilizzata spesso negli articoli sportivi, ma circoscritta a un solo oggetto: l’anello con la retina.

Provate ora a pronunciare “Pallacanestro“, vera traduzione di “Basket-ball”. Prima di tutto è più completa, perché accoglie al suo interno anche una sfera meravigliosa e arancione che si infila nella retina di quell’anello descritto sopra. Ma poi è una parola che regala armonia e seduce chi la legge. E quando assisti a un buon incontro di pallacanestro è inutile: entri a far parte di quel mondo, ascoltando una musica composta da speciali artisti che corrono sul parquet, capaci di dettare i tempi e di cambiare il ritmo a loro piacimento.

Ecco, quando nei miei articoli scrivo la parola “Pallacanestro” mi sento più vicino a quel mondo che devo raccontare. Sto meglio, perché la Pallacanestro, se giocata come si deve, è uno sport dinamico, armonioso e musicale.

Tuttavia faccio il giornalista e per una una questione di spazio sono spesso costretto a sostituirla con “Basket”. Un articolo infatti è composto da un certo numero di battute. Se sgarri vieni tagliato. Non importa se hai composto un bel pezzo: se è troppo lungo, non hai fatto bene il tuo lavoro e chissenefrega se hai scelto una parola più seducente. Nel giornalismo, sentimenti e opinioni non contano proprio nulla.

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