Meglio essere scioccati da un video che dalla realtà

Un mio amico ha recentemente condiviso un video promozionale sulla sicurezza stradale che mi ha molto colpito. Il video in questione è stato prodotto in Nuova Zelanda e si pone l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sui pericoli che si corrono guidando la propria auto in maniera distratta e/o ad alta velocità.

I protagonisti sono due uomini, ciascuno alla guida del proprio veicolo. Uno dei due esce da uno stop senza però prestare attenzione a quanto il secondo corre sulla strada principale. I due inevitabilmente si scontreranno, ma il video si ferma prima che ciò avvenga, li fa uscire dalle macchine e lascia ad ognuno il tempo di scusarsi dei propri errori: “Scusami, pensavo ci fosse il tempo”, “È stato solo un piccolo errore”.

Il dialogo si fa piano piano più struggente perché pur trattandosi di un’inezia – di “un piccolo errore” – non costerà la vita solo al conducente uscito dallo stop, ma pure a quella del suo bambino seduto sui sedili posteriori. Il padre, prima di tornare nella propria auto chiede un’ultima volta all’altro uomo di rallentare, ma senza risultato. L’altro gli risponde che sta correndo troppo e non si può fermare. Lo schianto è inevitabile.

Qualcuno potrebbe rimanere scioccato da queste immagini per la loro drammaticità, ma il messaggio passa in maniera inequivocabile: non correre, sono gli altri che sbagliano. A chiunque può capitare di commettere un piccolo errore, ma a pagarne le conseguenze può essere qualcun altro se alla guida non si presta attenzione.

C’è chi critica queste campagne per essere troppo violente, ma in fondo è meglio guardarne cento di questi video, rodendosi un po’ lo stomaco e riflettendoci sopra piuttosto che viverne uno nella realtà. Da quest’ultima infatti si esce una volta sola.

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Cose che invece si possono accettare #1

Dopo le mie ultime disavventure automobilistiche (vedi Cose che non si possono accettare #2) sono costretto a tornare dal meccanico, il quale mi rassicura che l’elettrauto metterà tutto in ordine.

Il giorno dopo ripasso e trovo finalmente la mia utilitaria bella e riposata, quasi sorridente. Deve aver avuto un bel trauma, poverina.

True-Story-Meme-1Entro all’interno dell’officina per ritirare le chiavi. Quando le chiedo, sul viso del meccanico si stampa un sorriso compiaciuto.

“Ora vedrai” dice.

Temendo un ulteriore salasso monetario ai miei danni comincio a chiedermi cosa possa avere in serbo questa volta, ma non ho il tempo di formulare un pensiero completo che lui è già di ritorno.

“Guarda che cos’ho qui” esclama continuando a sorridere. “Le avrai lasciate ancora tre anni fa”.

Sgrano gli occhi e vedo nelle sue mani dondolare due paia di chiavi, uno certamente quello della mia auto e l’altro è forse… O mio dio è proprio uguale.
“Non mi dica che…”
“Esatto, sono le sue chiavi di riserva che avrà lasciato qui chissà quando.”

Le chiavi di riserva. Non ci credo. Quelle che avevo cercato dappertutto, ribaltando mobili, divani, lenzuola, scatole e vestiti. E, invece, ce le aveva lui. Il meccanico.

Beh, per una volta lo posso accettare.

Cose che non si possono accettare #2

4ed856e4f390581971355c753ff823ecMercoledì pomeriggio vado a ritirare l’auto dal meccanico. È tempo di revisione, purtroppo. Entro nell’officina, lo saluto e gli chiedo quanto gli devo.

“Sono 230€” mi dice.

“Ah.” Rimango un po’ basito. Ha detto proprio 230€, e per lo più con grande tranquillità. Deve aver lavorato parecchio, penso. Prendo coraggio e gli chiedo: “Mi può dire che cosa ha fatto di tanto importante?”.

Mi risponde: “Beh, le controllato la pressione delle gomme, le ho aggiunto l’olio che era quasi finito e infine le ho cambiato le spazzole”.

“Ah. E per quanto riguarda il fanale? Immagino si ricordi che non funzionava. Me l’ha cambiato, vero?”

“No. Purtroppo quello è un problema elettronico, stiamo aspettando l’uomo del concessionario. Arriverà la prossima settimana.”

Continuo a rimanere un po’ perplesso, ma non ho intenzione di polemizzare. Sono stanco. E poi, è pur sempre il mio meccanico di fiducia.

“Ok le lascio i soldi, allora”.

“Grazie.”

“Arrivederci.”

“Ci vediamo la prossima settiman.”

“Sì, già. Ci vediamo la prossima settimana.”

Riprendo possesso della mia auto, giro la chiave e metto in moto, chiedendomi ancora come possa essere costata così tanto una semplice revisione. Forse la crisi, i prezzi che salgono. Forse.

Mi avvio verso casa. Faccio poche centinaia di metri e comincio a sentire un po’ di caldo. Premo il pulsante per aprire il finestrino il quale si abbassa, ma con una insolita difficoltà. Strano, penso. E strano anche questo rumore.

Guardo nello specchietto retrovisore e vedo la spazzola muoversi senza motivo, a destra e a sinistra.

Molto strano. Mi viene un pensiero brutto. Clicco nuovamente il pulsante, stavolta per chiudere il finestrino. Niente da fare, è bloccato. E quel che è peggio è che la spazzola continua inesorabilmente a girare, fintanto che tengo premuto quel benedetto pulsante.

Già, la spazzola. Quella appena cambiata. Quella nuova.