Paolo Cognetti, a pesca nelle pozze più profonde

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Paolo Cognetti è uno dei più promettenti scrittori italiani. Nato a Milano nel 1978 ha già pubblicato diversi racconti e un romanzo, Sofia si veste sempre di nero, nel 2012. L’oggetto della sua produzione letteraria si concentra spesso sul disagio di una generazione precaria, incapace di progettare un futuro indipendente, con tutto quello che può conseguire a livello sociale e sentimentale (vi ricorda qualcosa?).

Nel 2014 esce la sua ultima fatica, a metà tra il saggio e la narrazione, edito da Minimum Fax: A pesca nelle pozze più profonde. Si tratta di una serie di riflessioni sull’arte di scrivere racconti, secondo Cognetti spesso sottovalutati rispetto ai romanzi, ma che allo stesso tempo possono racchiudere una maggiore intensità narrativa. Ma come si fa a scrivere un grande racconto? Quali sono i segreti per racchiudere una parte di mondo in poche righe?

Cognetti prova a darsi delle risposte, prendendo a riferimento la narrativa americana a lui tanto cara: scrittori come Hemingway, O’Connor e Fitzgerald sono citati spesso per la loro capacità di scrivere brevi storie, pur essendo conosciuti maggiormente per i loro romanzi. Cognetti poi divide il proprio lavoro in tre parti: “Sul mistero”, “Ama i tuoi personaggi” e “Quattro storie di Sofia”.

Nella prima parte traccia quelli che per lui sono i passi fondamentali per ambientare correttamente la scena di un racconto. Chi scrive non deve cercare di spiegare ogni dettaglio al lettore, ma deve lasciar intravedere uno spiraglio di luce, portare in superficie uno dei tanti aspetti che per lui vale la pena di raccontare: un racconto è come aprire una finestra e guardarci per un attimo dentro. La scena che ci si para davanti deve, infatti, avere un prima e un dopo, mentre la storia narrata può essere solo un pezzo di vita, fermato e impresso in quelle poche pagine. Per poterlo rendere sincero bisogna esplorare, non solo il paesaggio circostante, ma anche ciò che i personaggi pensano.

Si arriva così alla seconda parte, dedicata alle emozioni che lo scrittore deve saper imprimere su carta. Quale posizione deve prendere il narratore? Deve essere onnisciente? O forse è meglio scrivere in prima persona? E, infine, che rapporto deve avere l’autore con i suoi personaggi? Domande a cui Cognetti prova nuovamente a rispondere, dando molto più spazio ad esempi narrativi, elogiando quegli scrittori che sanno attendere, ascoltare e meravigliarsi.

Sull’onda della letteratura americana il libro si conclude con quattro racconti dedicati a Sofia, protagonista del già citato romanzo di Cognetti, il quale cerca di mettere in pratica quanto appuntato nelle pagine precedenti, dedicando ognuna delle storie a scrittori particolari.

Cognetti riesce quindi nel suo intento: il racconto può regalare emozioni e porre numerose domande, ma solo se riesce a catturare il lettore fin dalle prime battute. Chi scrive deve saper pescare dalla profondità dell’acqua quello che in superficie è invisibile agli occhi degli altri.

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I libri letti quest’anno, quelli lasciati a metà e quelli che proprio non riprenderò più

Quando un anno si conclude ognuno di noi tira le somme, cerca di capire cosa è riuscito a fare o cosa invece ha tralasciato. In molti poi stilano classifiche: le migliori canzoni e i migliori album, i film più visti e, ovviamente, i libri più letti. Siccome non voglio essere da meno (sì, mi confonderò anche io con i blogger più mainstream), ho pensato di elencarvi le mie letture del 2013. Sappiate però che, essendo ancora discretamente giovane, sto cercando di leggere principalmente i libri del passato.

Ernest Hemingway

Ernest Hemingway

Come dice il buon vecchio Hemingway, bisogna conoscere gli autori già morti: solo loro hanno conosciuto lo spirito del tempo. Per cui non scandalizzatevi se non troverete in queste liste il best seller 2013. Anzi, prendetele come spunto, studiatele, criticatele e, se volete, stilate la vostra. Il confronto è sempre un buon punto di partenza. E ora, iniziamo!

I libri letti fino alla fine, perché buoni libri

  1. Italo Calvino – Se una notte d’inverno un viaggiatore
  2. Oriana Fallaci – Un uomo
  3. Ernest Hemingway – Festa Mobile
  4. Francis Scott Fitzgerarld – Tenera è la notte
  5. John Steinbeck – Pian della Tortilla
  6. Ferdinando Giugliano, John Lloyd – Eserciti di carta
  7. Ernest Hemingway – I quarantanove racconti
  8. Enrico Moretti – La nuova geografia del lavoro
  9. Elio Vittorini – Conversazione in Sicilia
  10. John Steinbeck – Furore
  11. Milan Kundera – L’ignoranza
  12. Emilio Lussu – Un anno sull’altipiano
  13. Francis Scott Fitzgerarld – The curious case of Benjamin Button
  14. Luisa Carrada – Il mestiere di scrivere
  15. Loretta Napoleoni – Democrazia vendesi
  16. Milan Kundera – Lo scherzo
  17. Tiziano Terzani – Lettere contro la guerra
  18. John Steinbeck – Vicolo Cannery

Quelli ancora da finire, perché buoni libri

  1. Fernanda Pivano – Leggende americane
  2. George Orwell – Omaggio alla catalogna
  3. Milan Kundera – Amori ridicoli
  4. David Randall – Il giornalista quasi perfetto
  5. G. Garcia Márquez – L’amore ai tempi del colera
  6. C. W. Anderson, Emily Bell, Clay Shirky – Post industrial journalism
  7. Italo Calvino – Lezioni americane

Quelli abbandonati, perché forse non così buoni 

  1. Chuck Palahniuk – Fight Club
  2. Philip Roth – Lamento di Portnoy
  3. Joe R. Lansdale – Drive in, la trilogia
  4. Ermete Realacci – Green Italy
  5. Andrea De Benedetti, Luca Rastello – Binario morto
  6. Oriana Fallaci – Niente e così sia
  7. Umberto Eco – Il nome della rosa

I libri che leggerò all’inizio del 2014

  1. Milan Kundera – L’immortalità
  2. Giorgio Bocca – Fratelli coltelli
  3. Carlo Lucarelli – Un giorno dopo l’altro

Queste erano le letture che ho toccato con mano negli ultimi 365 giorni. Su di alcune mi ci sono disteso, lasciandomi cullare dalla sensualità delle parole e dalle atmosfere suggestive che mi hanno descritto; su di altre mi ci sono fiondato avidamente per via delle informazioni che  mi comunicavano. Su alcune ci ho sbattuto così violentemente da farmi male e da non ritornarci mai più, mentre ad altre mi sono solo avvicinato, sfiorandole e forse non intendendole a pieno. Ma per loro c’è tutto il 2014, ne sono sicuro. E voi che ne pensate?