Chiamiamola Shoah, non Olocausto

url-1Il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria, da nove anni dedicata a tutte le vittime dello stragismo nazista, il quale portò  alla morte sei milioni di ebrei, circa due milioni di rom e sinti, e migliaia di omosessuali e disabili, la maggior parte dei quali morti nei campi di concentramento e di sterminio.

Molto spesso, a questa giornata viene affiancato il termine Olocausto, termine forse non del tutto appropriato. La parola “olocausto“, infatti, ha un significato più religioso, che ha poco a che fare con quello accaduto ai milioni di deportati. Il significato, soprattutto per gli stessi ebrei, è “sacrificio” e come possiamo ben intendere non sarebbe del tutto corretto utilizzarlo per descrivere quell’azione spietata avvenuta prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

Quanto compiuto dai Nazisti non fu infatti un “sacrificio”, bensì un genocidio. Nessuno fu sacrificato per un bene o un fine più alto, ma tutte quelle persone furono semplicemente sterminate. Per questo sarebbe più corretto utilizzare il termine Shoah, che significa più propriamente “catastrofe, distruzione“. Per il resto, continuiamo a ricordare. Ne abbiamo sempre più bisogno.

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