Fai ciò che ti piace

Fai ciò che ti piace.

La fretta

uccide

chi non sa coltivare.

Aspetta,

aspetta.

Prepara le tue cose

e vai.

Non disperdere

nel vuoto.

Fai

ciò che ti piace.

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Una storia da raccontare

attesaSono appena arrivato in centro città. Parcheggio l’auto e mi dirigo al luogo dell’appuntamento, pregustando un bel pomeriggio con i miei amici. Tuttavia, so già che, trattandosi di ritardatari cronici, dovrò aspettare ancora qualche minuto, per cui mi siedo su una panchina e lascio che il tempo faccia il suo corso.

Qualche minuto dopo ecco la chiamata tanto attesa. Sono loro, i quali mi chiedono scusa ma hanno avuto un guasto all’auto. Ora tornano indietro, controllano di che si tratta e mi fanno sapere. Peggio del previsto, penso tra me.

Passano ancora alcuni minuti, poi arriva l’annuncio ufficiale: la loro auto non si può muovere e tocca a me raggiungerli.

– Mi spiegate la strada per favore? Non essendo di qua…

– Certo! Fai tutto il giro della città, raggiungi e superi la fiera, alla prima rotonda vai a sinistra e poi sempre dritto.

– Il giro della città, la fiera, la rotonda, sempre dritto… Ok! 10 minuti e sono da voi!

Parto, non proprio sicuro di aver capito al 100%, ma quasi. Arrivo alla fiera, la supero e poi continuo dritto, uscendo dalla città. Però c’è qualcosa che mi sfugge. Ad un certo punto dovevo girare a sinistra, ma proprio non ricordo quando.

Continuo ad andare dritto. Due chilometri, tre, quattro, fino a quando comprendo di aver sbagliato completamente strada. Fermo un signore che porta a spasso il cane e mi dice che per raggiungere il posto che voglio devo fare inversione, al primo semaforo girare a destra e poi sempre dritto per due chilometri.

Primo semaforo a destra e poi sempre dritto. Ok! Grazie mille gli dico.

Im-StradaRiprendo a correre, giro a destra al semaforo e poi vado sempre dritto. Continuo per due chilometri, tre, quattro. I cortili a bordo della strada diventano giardini, poi orti, e infine campi, sempre più grandi. Comincio a credere che ci sia qualcosa che non quadra.

Ad un certo punto la strada comincia a farsi sempre più sporca. Vedo terra dappertutto, sia nella corsia di destra che in quella di sinistra. Un fiume di fango mai visto su una strada asfaltata. Saranno passati dei cavalli mi dico.

Ancora qualche metro, però, e capisco che non si tratta di cavalli. Davanti a me si staglia un intero gregge di pecore.

Un intero. Gregge. Di pecore. In mezzo alla strada. Non ci credo. Cerco di avanzare un po’, ma comprendo che non c’è possibilità di passaggio. Che fare? Sono in mezzo alla campagna, completamente perso e bloccato da un centinaio di ovini che pascolano beatamente, ignari del dramma che si sta consumando dietro di loro. Cioè il mio.

Improvvisamente, l’illuminazione: la mia ragazza ieri mi ha lasciato il suo Tom Tom! Apro il cassetto e lo trovo. Bello, comodo, semplice e perfettamente funzionante. Digito l’indirizzo, tempo quattro minuti e mi ritrovo a casa dei miei amici.

Li saluto e mi scuso per il clamoroso ritardo, spiegando la mia incredibile avventura e sottolineando come fossi stato uno sciocco a non ricordarmi di avere il navigatore.

Uno di loro, però, sorride e mi dà una pacca sulla spalla, dicendomi:

– Non preoccuparti, non sei stato uno sciocco. Pensaci un attimo: se tu l’avessi acceso fin da subito saresti arrivato qui senza problemi, ma molto probabilmente non avresti avuto nessuna storia da raccontare.

Lo guardo e sorrido anch’io.

– Hai proprio ragione.